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Lunedì 20 Dicembre 2021

Al via alla raccolta differenziata dei rifiuti tessili: dal 1 gennaio scatta l'obbligo in Italia

I beni tessili sono tra i beni più utilizzati al mondo, nel 2015 i cittadini dell’Unione Europea hanno comprato vestiti per 6.4 milioni di tonnellate (12,6 kg a persona).*

 

Un aumento del 40% in poche decadi, guidato dalla sempre più crescente fast fashion che genera un’elevata produzione d’indumenti, che vengono utilizzati e scartati in tempi brevi. 

 

Senza considerare l’impatto dal punto di vista delle risorse per mantenere questo settore: nel 2015 l’industria tessile ha utilizzato 79 miliardi di metri cubi di acqua. Per fare una maglietta sono stati impiegati 2700 litri di acqua, l’equivalente del fabbisogno di una persona per due anni e mezzo. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente*, gli acquisti di prodotti tessili nell’UE nel 2017 hanno generato circa 654 kg di emissioni di CO2 per persona. Tra le aggravanti di questo settore ci sono i materiali utilizzati, per lo più di tipo sintetico: quello che appare di più sulle etichette è il poliestere. L’impatto dell’impiego di questi materiali è visibile nel mare, in cui ogni anno finiscono 0,5 milioni di tonnellate di fibre sintetiche che rappresentano il 35% delle microplastiche primarie rilasciate nell’ambiente. Solo l’1% dei rifiuti tessili vengono recuperati per creare nuovi capi.*

 

Proprio per arginare questa situazione, nel 2018 il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva dei rifiuti, stabilendo che i paesi dell’UE saranno obbligati a provvedere alla raccolta differenziata dei tessili entro il primo gennaio 2025. L’Italia anticipa questa data al primo gennaio del 2022, rendendola una priorità per il futuro dell’economia circolare del nostro paese.

 

Il potenziamento degli impianti di raccolta, smistamento e riciclaggio dovrebbe riuscire a individuare e selezionare le diverse fibre per riciclarle efficacemente. La strategia della Commissione non si focalizza però solo sulla raccolta di questi prodotti. L’azione è su più fronti: sostenere materiali e processi circolari, contrastare le materie prime pericolose e aiutare guidando, istruendo e sensibilizzando i consumatori a scegliere prodotti più sostenibili con un design più focalizzato e finalizzato al recupero.

 

Come prevede ad esempio l’obiettivo del progetto “Trash to cash”, finanziato da Horizon 2020, il fondo europeo per la ricerca che vede 19 partner internazionali impegnati nell’utilizzare rifiuti tessili e fibre di cellulosa non più recuperabili per creare prodotti di alta qualità grazie a nuove tecnologie orientate al design.*

 

Tra le altre iniziative, l’UE dispone di un marchio Ecolabel* a disposizione dei produttori che rispettano i criteri ecologici, garantendo un uso limitato di sostanze nocive e un minore inquinamento idrico e atmosferico.

 

Parallelamente la raccolta può essere incentivata, come fanno già molti brand, con i programmi di ritiro dei capi usati concedendo un buono sconto. E invece di gettare via i capi, tra le varie opzioni rimangono sempre le donazioni e le app per la compravendita dei capi usati che entrano in gioco ancora più forti ora.

 

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