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Giovedì 19 Settembre 2019

DISASTRI AMBIENTALI

Questo mese non vi presenteremo come abitualmente facciamo una normativa o un nostro prodotto ma vogliamo porre l’attenzione sull’emergenza climatica in atto nel nostro pianeta.

L’estate di quest’anno passerà alla storia come una delle più calde di sempre, sintomo di un riscaldamento globale in atto: il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration ossia l’ Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica, un’agenzia federale statunitense che si interessa di oceanografia, meteorologia e climatologia) ha recentemente affermato che la temperatura superficiale globale delle sole terre emerse per il mese di luglio 2019 è stata di 1,23°C (2,21°F) sopra la media del 20° secolo ed è stata la seconda temperatura massima di luglio nei 140 anni di statistiche.
Nell’anno 2017 si è raggiunto il record per la più alta temperatura globale del mese di luglio, con +1,24°C (+2,23°F). La temperatura media globale degli oceani di luglio 2019, si discosta invece dalla media di +0,84°C (+1,51°F), ed è stata anch'essa la più alta mai registrata a luglio, superando il precedente record del 2016 (+0,82°C / +1,48°F)".

Le conseguenze sono catastrofiche: un aumento della temperatura infatti, comporta lo scioglimento dei ghiacci, con un conseguente aumento del livello dei mari, riduzione delle risorse idriche nelle zone temperate ed aumento della desertificazione. 

Ad esempio in Groenlandia in una sola giornata dello scorso Luglio, in seguito ad una ondata di caldo anomalo, oltre 10 miliardi di tonnellate d'acqua sono stati riversati nell'Atlantico e nel Mar Glaciale Artico, valore che ha fatto salire a 197 miliardi di tonnellate la perdita totale di ghiaccio nell’isola nel solo mese di Luglio; i dati a fine estate, molto probabilmente faranno segnare un nuovo record di scioglimento.
Nel nostro paese, tra i tanti esempi, possiamo citare il ghiacciaio della Marmolada che nel giro di un secolo si è più che dimezzato: nel 2013 infatti misurava 190 ettari, mentre nel 1910 misurava 450 ettari.

Ma un aumento delle temperature medie comporta anche un aumento dell'energia presente nell'atmosfera e quindi eventi meteorologici estremi (come cicloni, alluvioni, siccità, ondate di caldo e di gelo ecc.) più frequenti e di maggior violenza.

Non è passato neanche un anno da quando la tempesta “VAIA” si è abbattuta sul Nord-Est del nostro paese, il vento con raffiche > 200 km/h (velocità classificate come uragani nella Scala di Beaufort) ha provocato l’abbattimento di 8,6 milioni di metri cubi di legname (dato mai registrato in epoca recente in Italia) su una superficie di 41.000 ettari.

Nelle foto sotto si possono osservare i danni nella zona di lago di Carezza in Alto Adige e nell’Agordino.

Le foreste impiegheranno 50-60 anni per ritornare allo stato pre-tempesta ed inoltre si stimano danni pari a 2.809.400.000 €.

Quest’estate torrida passerà alla storia anche per i roghi in Siberia e in Amazzonia.

I primi sono causa diretta dei cambiamenti climatici, infatti secondo il governo Russo un’inusuale clima secco ha provocato la perdita di circa 4,5 milioni di ettari di foreste.
Nel cosiddetto polmone verde del mondo invece gli incendi molto spesso vengono provocati direttamente dall’uomo a causa della necessità di rubare terra alla foresta per sfruttare i terreni negli allevamenti e per scopi minerari, tutto ciò è stato incentivato da politiche discutibili del presidente brasiliano Bolsonaro (uno dei tanti politici, purtroppo, che non crede o ignora i cambiamenti climatici).

A ottobre 2018 è stato presentato il rapporto Global Warming, dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), nel quale si legge che “la superficie terrestre si è riscaldata di almeno un grado, riscaldamento che ha provocato e provocherà sempre più tempeste, uragani, alluvioni e siccità mortali.”

Il dossier è frutto di anni di lavoro di 91 ricercatori, provenienti da 44 Paesi, i quali hanno esaminato migliaia di studi e recensioni di colleghi e governi. Secondo gli esperti dell’Ipcc, “le conseguenze del riscaldamento di un grado della superficie terrestre sono già del tutto evidenti.
Tuttavia è ancora possibile limitare il riscaldamento globale a un aumento di 1,5 gradi Celsius, ma occorrono cambiamenti rapidi, di ampia portata e senza precedenti”. Qualora andassimo oltre il grado e mezzo di aumento della temperatura media globale le conseguenze sarebbero devastanti.

È quindi necessario che i Governi di tutto il mondo inseriscano nei programmi governativi misure adeguate per limitare le emissioni di gas serra e mettano finalmente l’ambiente tra le priorità decisionali. 

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