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Mercoledì 27 Aprile 2022

La foresta Amazzonica sta perdendo la sua resilienza

La foresta pluviale amazzonica potrebbe essere vicina ad un punto di non ritorno: il disboscamento negli ultimi 15 anni è stato drastico e incomincia a far vedere le possibili conseguenze dell’impatto negativo.

Ad analizzare la situazione sono stati i ricercatori inglesi dell’Università dell’Exeter che hanno pubblicato i loro risultati il 7 marzo sulla rivista Nature Climate Change cercando di fare chiarezza sullo stato di salute della foresta più grande e importante del mondo.

Alla base della loro ricerca hanno analizzato i dati satellitari sulla profondità ottica della vegetazione (Vegetation Optical Depth, VOD) che permettono di rilevare la quantità di biomassa boschiva. E, grazie all’archivio dei dati che risalivano fino al 1991, hanno potuto osservare in quanto tempo un’area della foresta ricrea la propria biomassa in seguito a un evento avverso. Il risultato di questa rilevazione è che la foresta sta perdendo la sua capacità di controbattere ai danni dovuti dalle siccità, dagli incendi e dalle deforestazioni. Per la precisione, tre quarti della foresta ha perso la sua resilienza a partire dagli anni 2000. E, analizzando i dati sulla copertura del suolo, le zone che registrano un maggior impatto sono quelle meno soggette a piogge e quelle più vicine alle attività umane.

Un rischio che può avere delle profonde implicazioni per la biodiversità, lo stoccaggio di carbonio e per il cambiamento climatico. Il fatto che la foresta non riesca più a rigenerarsi, indica che potrebbe trovarsi, appunto, ad un punto di non ritorno e andare verso la trasformazione della vegetazione tipica della Savana. Essendo la foresta un magazzino di carbonio, il suo rilascio nell’atmosfera comporterebbe, inoltre, un innalzamento delle temperature. Lo studio mostra come una gran parte della foresta può essere già avviata verso il suo deperimento ancor prima di mostrarne gli effetti, rendendo più difficile comprendere lo stato di salute della foresta.

Si è notato che in un secolo la foresta riscontra una perdita di resilienza in seguito in media a tre grandi siccità. Il paesaggio si secca e perde la sua umidità e fa fatica a regolare al suo interno la quantità di acqua necessaria e di conseguenza la rende vulnerabile agli incendi.

Più che dalla variabilità dei cambiamenti climatici, i dati dello studio sul suolo fanno emergere dal 2010 una forte espansione dell’uso del suolo per attività umane, come allevamento e agricoltura, sia in termini di intensità che in quantità, che ha contribuito notevolmente alla perdita di resilienza. Secondo Imazon (Instituto do homem e meio ambiente da Amazônia) solo a ottobre 2021 la foresta ha perso 803 km quadrati, raggiungendo da gennaio a ottobre una deforestazione di 9.742 km quadrati, il peggior risultato in dieci anni. Considerati questi dati forse arriva tardi la Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Glasgow, COP26, a novembre 2021, durante la quale si è concordato alla fine della deforestazione entro il 2030.

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