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Lunedì 27 Luglio 2020

Il mare d'Italia: patrimonio da tutelare

Tra le ricchezze che tutto il mondo invidia all’Italia, accanto ad arte e cultura, c’è sicuramente il vastissimo patrimonio marittimo: lagune, banchine, chilometri di spiagge di sabbia dorate e acque cristalline a perdita d’occhio.

In questa particolare estate, complici le restrizioni per limitare il contagio da Coronavirus, le sfavorevoli condizioni economiche e la generale incertezza degli italiani, chi riuscirà a concedersi qualche giorno di ferie resterà prevalentemente sul territorio o al massimo raggiungerà le regioni limitrofe, alla ricerca di un pò di frescura sulle coste.

Ma qual è la “condizione di salute” del nostro mare?

Per Legambiente non è delle più rosee: secondo il rapporto “Beach Litter 2020”, che l’associazione ha recentemente stilato dopo aver svolto gli annuali rilevamenti lungo i litorali italiani, ogni 100 metri di spiaggia si possono contare 654 rifiuti. Primi fra tutti mozziconi di sigaretta e stoviglie usa e getta seguiti, quest’anno, da mascherine e guanti, utilizzati per difendersi dal Covid-19 e poi colpevolmente abbandonati nell’ambiente.
Ma le coste italiane sono sotto attacco anche da un’altro punto di vista: il 50% è vittima di erosione, a causa del consumo del suolo legato alle opere portuali. Si stima che negli ultimi 50 anni, i litorali in erosione siano triplicati; è come aver perso in media 23 metri di profondità di spiaggia per tutti i 1.750 km di litorale in erosione.

Greenpeace Italia invece, con l'operazione "Mare Caldo" si è concentrata sull’analisi delle temperature del mare, in particolare nel Mar Tirreno, per capire fino a che punto il riscaldamento globale stia influendo sulle acque superficiali e profonde.
Dai dati rilevati emergono chiaramente segnali allarmati: l’innalzamento delle temperature, l’acidificazione e la perdita di ossigeno sono tristi conseguenza di un cambiamento climatico reale e già in atto, qui come in tutti gli oceani del Pianeta.

Ultima questione che preoccupa gli studiosi è quella relativa alle cosiddette “microplastiche”, minuscole particelle che possono essere inghiottite dagli animali marini e, attraverso la catena alimentare, arrivare direttamente nel nostro cibo. Secondo i dati del WWF sui fondali marini del Mare Nostrum risultano 1,9 milioni di frammenti su una superficie di un solo metro quadrato, livelli elevatissimi, mai registrati prima d’ora.

Che cosa fare quindi, per salvaguardare il mare?

Da un lato avviare - con azione mirate da parte del Governo Italiano e, in particolare il Ministero dell’Ambiente - politiche di riduzione e mitigazione degli impatti antropici sull’ecosistema marino, sostenendo contestualmente alcune importanti iniziative per ripulire gli oceani dai rifiuti che stanno partendo - come quella del giovanissimo Boyan Slat, fondatore di Ocean Cleanup; all’altro ogni singolo cittadino dovrebbe fare la propria parte, orientandosi verso modi più sostenibili di vivere, produrre e consumare.

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